Autunnali: «Tutele per le colleghe che diventano madri e percorsi chiari per i cronici nelle Case di Comunità. Senza medici di famiglia stabili il territorio non regge»
Roma, 29 settembre 2026 – Alla vigilia della scadenza indicata dalle Regioni per l’atto di indirizzo sulla medicina generale 2025-2027, SNAMI indica le priorità da cui, a suo giudizio, deve partire il nuovo Accordo collettivo nazionale.
«Il sistema sanitario non è sostenibile senza medici di famiglia», dichiara Simona Autunnali, presidente nazionale SNAMI. «Oggi la professione ha bisogno prima di tutto di solidità, sicurezza e prospettiva. I giovani colleghi scelgono se entrare nella medicina generale guardando le regole che troveranno, non gli annunci. L’atto di indirizzo deve dare regole chiare, stabili e sostenibili nel tempo».
Il primo nodo è il ruolo unico: «Così com’è stato concepito e applicato, ha prodotto più confusione che soluzioni – spiega Autunnali -. Ha costretto nello stesso contenitore due attività diverse per natura: l’assistenza fiduciaria ai propri pazienti e il lavoro su base oraria. Il risultato è che il medico ha meno tempo per i suoi assistiti proprio mentre il loro numero cresce. Ogni Regione lo applica in modo diverso e i medici non sanno come sarà organizzato il loro lavoro nei prossimi anni. Anziché rendere la professione più attrattiva, l’ha resa più incerta. Va superato, restituendo centralità al rapporto di fiducia tra medico e paziente e costruendo l’organizzazione intorno a quel rapporto, non il contrario».
Il secondo tema riguarda le donne medico, oggi una parte sempre più ampia della medicina generale: «Una collega che decide di avere un figlio non può vivere la maternità come un rischio professionale», afferma la presidente SNAMI. «Servono tutele vere: sostituzione garantita dall’azienda, nessun onere organizzativo o economico scaricato sulla collega, piena conservazione dell’incarico e del rapporto con i propri pazienti».
Il terzo punto è la gestione della cronicità nelle Case di Comunità: «Hanno senso solo se migliorano la presa in carico del paziente cronico», sottolinea Autunnali. «Per questo vanno definiti percorsi precisi: con quali strumenti, con quale personale e con quale integrazione con gli specialisti e l’ospedale. Il medico di famiglia deve restare il titolare clinico del percorso del proprio assistito. Senza percorsi definiti, le Case di Comunità rischiano di diventare strutture che duplicano le attività o aggiungono burocrazia, invece di dare risposte ai cittadini».
«SNAMI è pronta a fare la propria parte al tavolo, con proposte concrete», conclude Autunnali. «Chiediamo che l’atto di indirizzo parta da una scelta semplice: investire su chi ogni giorno garantisce l’assistenza sul territorio».

